Questa è una storia che parte da lontano, dal Senegal, e che arriva a Pescara dopo tante peripezie, sacrifici e… » | |
Speciale PRONTO PESCARA con il Pres. DANIELE SEBASTIANI | 11 febbraio 2013 - GUARDA LA REPLICA

E’ stato senza dubbio il miglior biancazzurro nella gara d’esordio: Vladimir Weiss o, se preferite, il ‘Conte Vlad’, ha incantato per un tempo calando poi alla distanza per una condizione fisica non ancora ottimale. “Ho giocato sin dall’inizio con sicurezza”, dichiara, “ma come ogni giocatore che esce dal campo senza i 3 punti non posso essere soddisfatto. Il calo nella ripresa? Ero sceso in campo ancor più sicuro rispetto al primo tempo, ma ero veramente stanco. Avevo voglia di fare bene, se avessimo fatto un gol la partita sarebbe cambiata. Una volta andata in vantaggio, l’Inter ha avuto una gestione molto intelligente. Devo abituarmi a questo tipo di calcio e lavorare molto”. Probabilmente il match avrebbe preso una piega diversa se l’arbitro Guida avesse decretato sullo 0-0 un rigore al Pescara proprio per un fallo di Zanetti su di lui (Weiss nella circostanza è stato ammonito per simulazione): “non ho rivisto le immagini, non c’era bisogno, il contatto c’è stato, l’ho sentito, ma l’arbitro ha deciso diversamente. Oramai fa parte del passato, guardiamo avanti”. Prima di iniziare l’avventura italiana si è confrontato con ex compagni che già conoscevano il campionato nostrano mentre a fine partita con l’Inter ha parlato con il Papà, tecnico professionista che non ha bisogno di presentazioni: “più che con Mancini (suo allenatore al City, ndr), ho parlato con Kolarov e con altri compagni che avevano già avuto esperienze in Italia. Venire qui è stata una mia decisione, per me è stata un’occasioen alla quale non potevo dire di no nonostante avessi altre offerte. Papà? Pensava che per le mie caratteristiche forse il campionato italiano era meno adatto rispetto a quello inglese e spagnolo ma io volevo assaporare il calcio italiano ma è solo una questione di adattamento secondo me. L’ho sentito dopo la partita, mi ha detto più o meno le stesse cose di mister Stroppa: avrei dovuto tener più palla e giocare di più con la squadra”.
Un esordio sul piano personale con i fiocchi, o quasi, in un campionato che anche se impoveritosi per molte partenze eccellenti (da Ibra a Thiago Silva) resta comunque affascinante: “è un calcio molto tattico e basato sulla tecnica, diverso dal calcio al quale sono abituato. I tifosi sono fantastici, ci hanno sostenuto per tutta la partita anche quando eravamo sotto di tre reti. Io già un idolo? Non parlerei di me in questi termini, devo lavorare molto ed aiutare la squadra”. Dopo aver incrociato domenica scorsa l’amico Coutinho, ex compagno all’Espanyol (“ci siamo fatti gli auguri per il campionato prima della partita e poi ci siam scambiati la maglietta), indosserà la casacca biancazzurra numero 17 (“lo stesso numero che avevo in Spagna e che ha Hamsik”) all’Olimpico di Torino, una gara importante per il Delfino: “sarà una partita più abbordabile rispetto a quella con l’Inter anche se in Italia nessuna partita è mai facile. Vogliamo i tre punti”.